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Sunday, 2 December 2012

Seni


Ho un seno più grande dell’altro.
Gli uomini mi accarezzano
il più
sporgente.
Che furbi.
Penso.
È l’istinto animale.
Il mio petto
il mio seno
la mia tetta violacea di morsi
di freddo
d’imperfezione.
Solo tu sei perfetto
solo lui,
vi dico,
cuore unto,
preferisce l’odore di merda
a quello della
varichina
lui
ed il perfetto difetto
del suo caldo mento
della sua calda carezza
del suo sterile ti amo




Poesia di Luna Miguel da me tradotta. 

Potete comprare il libro su :

    www.edizionidamocle.com



Sunday, 25 November 2012

MUSA AMMALATA



Carissimi e carissime,

finalmente 
e' 
uscita la mia traduzione 
della raccolta 
della poetessa spagnola 

LUNA MIGUEL 

dal titolo 

MUSA AMMALATA 

Potete dare un'occhiata 
(e magari ordinare il libro) 
al sito di 
Damocle,
la casa editrice presso la quale e' stata pubblicata,
a quest'indirizzo:

http://www.edizionidamocle.com/

per scoprire questa meravigliosa scrittrice che,
malgrado abbia poco pu' di vent'anni sta gia' conquistando il panorama letterario internazionale!

questo e' il blog di Luna:

http://www.lunamiguel.com/


La prefazione e' stata scritta da 

VIOLA DI GRADO

scrittrice che molti di voi 
gia' conosceranno per essere
la vincitrice del 

Premio Campiello Oper Prima 2011

con il romanzo d'esordio
"Settanta acrilico, trenta lana"
pubblicato da E/O

Monday, 2 July 2012

Novità poetiche!

   Domani sera sarò poeta ospite all'evento 

Y- Tuesday poetry, 

at the Three Kings Pub, Clerkenwell Close, EC1. 


Le cose stanno proprio andando bene!

Trovato un editore per le mie traduzioni della poetessa 

Luna Miguel

e per la mia nuova silloge!


Per scaramanzia non voglio dire molto di più,

finger crossed!




Thursday, 1 December 2011

estar enfermo


"ocurre lo mismo con la piel.
cuando estoy nerviosa me la arranco de quajo alrededor de los dedos hasta que sangra, pero aun asi, después de tanto dolor no consigo quitarmela entera"

LUNA MIGUEL


es lo que hice hoy
quitarme la piel

Saturday, 19 November 2011

LUNA WE LOVE YOU





ACIDA


Perché mi hai resa gravida

da te nasco

nuda ed acida.

Sanguinano le mie stigmate.

Sanguinano perché il verbo sanguinare

è sinonimo

di buona letteratura.

Perché la buona letteratura

salva

gli inutili,

i pigri come me.

I pigri come il mio ventre,

incapace

di concepirsi da solo,

a sé stesso,

senza il tuo seme,

solo.

Perché languida

nasco dal nulla.

In mezzo a tutto questo.

Nuda.

Acida.

Tuesday, 8 November 2011

SENI


Ho un seno più grande dell’altro.

Gli uomini mi accarezzano

il più

sporgente.

Che furbi.

Penso.

È l’istinto animale.

Il mio petto

il mio seno

la mia tetta violacea di morsi

di freddo

d’imperfezione.

Solo tu sei perfetto

solo lui,

vi dico,

cuore unto,

preferisce l’odore di merda

a quello della

varichina

lui

ed il perfetto difetto

del suo caldo mento

della sua calda carezza

del suo sterile ti amo

LUNA MIGUEL

Monday, 7 November 2011

Luna, again

GIOVENTÙ

Piccola prostituta,

uccelli carnivori

eiaculano sulle tue ali

e ciò nonostante voli.



Luna Miguel

IV



dalla poesía mi aspetto malvagità

esigo schifo

invoco malattia


LUNA MIGUEL



questa è la mia idea di poesia,

fantastica Luna, ancora.

un onore essere la tua rappresentante italiana



pic : the web

Friday, 28 October 2011

HUMAN AFTER ALL

RIPORTO QUI UNO DEI TESTI DELLA SCRITTRICE LUNA MIGUEL CHE STO TRADUCENDO IN ITALIANO E CHE ADORO...è FAVOLOSA...


La morte non può essere provata né dai vivi, né dai morti, però si dai malati. Succede lo stesso con la pelle: quando sono nervosa me la strappo alla radice, attorno alle dita, fino a quando sanguina, ma anche così, dopo tanto dolore, non riesco a togliermela del tutto. Ai morti gli si leva la pelle (lo fa il fuoco? I vermi? Il tempo? Ha poca importanza). Il malato si spella senza dolore, si brucia senza fuoco, si mangia i vermi. In questa casa c’è un malato. Dire malattia significa dire follia. Vivo con un malato che si graffia le braccia, che rompe i mobili con le unghie, che mi morde il cuore con la sua tristezza. È pazzo e malato, però solo a volte. Lo amo e mi prendo cura di lui, ma solo il fine settimana. L’amore non può essere vissuto se non si è pazzi, o malati, o molto vivi o molto morti. Tuo nonno morì e gli cucirono la bocca affinché non uscisse il pus, o le mosche, affinché nessuno vedesse la sua faccia oscena di piacere: che solo i pazzi morti godono in tal modo…perché moriré ci rende eterni, tanto eterni quanto le onde che evaporate diventano nubi e che liquide diventano cancro. Cancri come il plurale di cancro, ossia tumore, come il plurale di abbraccio. Qualcuno mi insegnò a disegnare il vento ed era qualcosa di simile a questo. Un’onda nel mio sorriso, pensai, ovvero, amore, ti ho chiesto scusa troppe volte, scrisse Ferrater. Questo era il vento. Questo era nascere. Era morire senza morire e senza malattia. Dirti la verità: sono qui ed ho bisogno di te. Era dirti la verità. Osservo la mia mano in un’istantanea analogica, provo a toccarmi la mano con la mano, volevo dire, la mia ombra con la mano e non sto toccando niente. Ma ho bisogno di te. Ho le unghie colorate di rosso, o meglio, scolorite di rosso. Il mio amico russo mi disse che non ero una brava donna. Pronunciava distintamente la erre di “brava” e la enne di “donna”. Non sei una “brrrava donnnna” perchè hai le unghie poco curate. Mal curate e mal tagliate e mi ci strappo la pelle attorno. “Ferraterr”. “Morrirre”. “Donnnna”. Mi sento selvaggia quando mi strappo il sangue. Il mondo si fa selvaggio quando il sangue cade al suolo. Voglio che nascano figli da queste minuscole gocce. Che nascano bestie marine. Esseri mitologici. Uccelli giganteschi. Che Zeus balli e mi scopi, pure. Che scenda fino a qui la bocca del mio pazzo malato e mi renda fertile. La vita non può essere provata né dai vivi, né dai morti. Mia mamma mi leggeva l’Iliade ed altre storie “affinché apprendessi alcune scene, racconti e vocabolario”. Se vuoi fare la giornalista, mi disse, devi conoscere tante parole. Povera ingenua! Tante parole! Povera ingenua io! Giornalista! Le risposi “Per parlare del mondo ho bisogno di conoscere solo la parola morte” e lei rise, un poco perplessa. Bambina repellente. Morte repellente. L’infanzia non può essere provata né dai vivi, né dai morti perché i vivi non la ricordano ed i morti appaiono senza pelle. L’infianzia può essere provata solo dai malati e dai folli, dicevo. Come la vita e come la morte e come l’amore, forse. Un lutto. Una lunga solitudine in compagnia. La solitudine dell’innamorato folle. Dell’uccello carnivoro. Del letto che non cigola. Del bambino che non sa immaginare.

Wednesday, 12 October 2011

lunademiel



cuando traduzco a luna miguel
tengo que salir corriendo
de la biblioteca
e ir a masturbarme...





pic: luna miguel from the web