Sunday, 13 October 2013
SHE'S NOT DEAD
ancora una volta, ritorno.
Lord
The cage has become a bird
and has flown away
and my heart is crazy
because it howls at death
and smiles behind the wind
at my ravings
What will I do with my fear
What will I do with my fear
Friday, 8 February 2013
Tuesday, 25 September 2012
Thursday, 17 May 2012
barbablu
I am sending back the key
that let me into Bluebeard's study
in his eye's darkroom I can see
my X-rayed heart, dissected body:
I am sending back the key
that let me into Bluebeard's study.
Bluebeard, Sylvia Plath
Monday, 2 January 2012
on love...
Der, den ich liebe
Hat mir gesagt
Daß er mich braucht.
Darum
Gebe ich auf mich acht
Sehe auf meinen Weg und
Fürchte von jedem Regentropfen
Daß er mich erschlagen könnte.
there is between my legs a crisp city.
when you touch me
it is Spring in the city; the streets beautifully writhe,
it is for you; do not frighten them,
all the houses terribly tighten
upon your coming:
and they are glad
as you fill the streets of my city.
my love you are a bright mountain which feels.
you are a keen mountain and an eager island whose
lively slopes are based always in the me which is shrugging, which is
under you and around you and forever: I am the hugging sea.
O mountain you cannot escape me
your roots are anchored in my silence; therefore O mountain
skilfully murder my breasts, still and always
i will hug you solemnly into me.
Friday, 30 December 2011
il nord chiama,forte.
Thursday, 1 December 2011
estar enfermo
Thursday, 17 November 2011
unquenched hope
than feasting with another
ANNA AKHMATOVA
Wednesday, 16 November 2011
la prossima fermata è cancro...
Wednesday, 9 November 2011
Tuesday, 8 November 2011
SENI
Ho un seno più grande dell’altro.
Gli uomini mi accarezzano
il più
sporgente.
Che furbi.
Penso.
È l’istinto animale.
Il mio petto
il mio seno
la mia tetta violacea di morsi
di freddo
d’imperfezione.
Solo tu sei perfetto
solo lui,
vi dico,
cuore unto,
preferisce l’odore di merda
a quello della
varichina
lui
ed il perfetto difetto
del suo caldo mento
della sua calda carezza
del suo sterile ti amo
Monday, 7 November 2011
Luna, again
GIOVENTÙ
Piccola prostituta,
uccelli carnivori
eiaculano sulle tue ali
e ciò nonostante voli.
Luna Miguel
Friday, 28 October 2011
HUMAN AFTER ALL
RIPORTO QUI UNO DEI TESTI DELLA SCRITTRICE LUNA MIGUEL CHE STO TRADUCENDO IN ITALIANO E CHE ADORO...è FAVOLOSA...
La morte non può essere provata né dai vivi, né dai morti, però si dai malati. Succede lo stesso con la pelle: quando sono nervosa me la strappo alla radice, attorno alle dita, fino a quando sanguina, ma anche così, dopo tanto dolore, non riesco a togliermela del tutto. Ai morti gli si leva la pelle (lo fa il fuoco? I vermi? Il tempo? Ha poca importanza). Il malato si spella senza dolore, si brucia senza fuoco, si mangia i vermi. In questa casa c’è un malato. Dire malattia significa dire follia. Vivo con un malato che si graffia le braccia, che rompe i mobili con le unghie, che mi morde il cuore con la sua tristezza. È pazzo e malato, però solo a volte. Lo amo e mi prendo cura di lui, ma solo il fine settimana. L’amore non può essere vissuto se non si è pazzi, o malati, o molto vivi o molto morti. Tuo nonno morì e gli cucirono la bocca affinché non uscisse il pus, o le mosche, affinché nessuno vedesse la sua faccia oscena di piacere: che solo i pazzi morti godono in tal modo…perché moriré ci rende eterni, tanto eterni quanto le onde che evaporate diventano nubi e che liquide diventano cancro. Cancri come il plurale di cancro, ossia tumore, come il plurale di abbraccio. Qualcuno mi insegnò a disegnare il vento ed era qualcosa di simile a questo. Un’onda nel mio sorriso, pensai, ovvero, amore, ti ho chiesto scusa troppe volte, scrisse Ferrater. Questo era il vento. Questo era nascere. Era morire senza morire e senza malattia. Dirti la verità: sono qui ed ho bisogno di te. Era dirti la verità. Osservo la mia mano in un’istantanea analogica, provo a toccarmi la mano con la mano, volevo dire, la mia ombra con la mano e non sto toccando niente. Ma ho bisogno di te. Ho le unghie colorate di rosso, o meglio, scolorite di rosso. Il mio amico russo mi disse che non ero una brava donna. Pronunciava distintamente la erre di “brava” e la enne di “donna”. Non sei una “brrrava donnnna” perchè hai le unghie poco curate. Mal curate e mal tagliate e mi ci strappo la pelle attorno. “Ferraterr”. “Morrirre”. “Donnnna”. Mi sento selvaggia quando mi strappo il sangue. Il mondo si fa selvaggio quando il sangue cade al suolo. Voglio che nascano figli da queste minuscole gocce. Che nascano bestie marine. Esseri mitologici. Uccelli giganteschi. Che Zeus balli e mi scopi, pure. Che scenda fino a qui la bocca del mio pazzo malato e mi renda fertile. La vita non può essere provata né dai vivi, né dai morti. Mia mamma mi leggeva l’Iliade ed altre storie “affinché apprendessi alcune scene, racconti e vocabolario”. Se vuoi fare la giornalista, mi disse, devi conoscere tante parole. Povera ingenua! Tante parole! Povera ingenua io! Giornalista! Le risposi “Per parlare del mondo ho bisogno di conoscere solo la parola morte” e lei rise, un poco perplessa. Bambina repellente. Morte repellente. L’infanzia non può essere provata né dai vivi, né dai morti perché i vivi non la ricordano ed i morti appaiono senza pelle. L’infianzia può essere provata solo dai malati e dai folli, dicevo. Come la vita e come la morte e come l’amore, forse. Un lutto. Una lunga solitudine in compagnia. La solitudine dell’innamorato folle. Dell’uccello carnivoro. Del letto che non cigola. Del bambino che non sa immaginare.
Friday, 7 October 2011
thirsty

And when i walk
Thursday, 6 October 2011
Enclosed and isolated
I am a player