Wednesday, 23 April 2014

Joanna the Mad



You’d been purification after all that mucus-

dressed in white and pale blue I still don’t know
if you were the Madonna or Pinocchio’s Blue-haired Fairy.

The salt on the ground, the ice melting, you lying in wait
tearing you soul with bites
tying your hair with nettles.

You bathed in idolatry smiling, thinking

maybe I’ll get somewhere at the end of this tempest, maybe
they’ll blow their trumpets at my return, salutes after the battle, horn in the hand and sung out hymn.

You kept combing your hair with feathers and picked up the leftovers. I would talk and ask what will
            become of the observants?
Your answer He will certainly be unduly occupied. Call the maid, I need more milk for soaking.

Then you would lay down, in silence. What
a marvel your puzzled eyes buried in cotton.


I dreamt of you wandering downstream. I screamed your name but
you didn’t stop and I was afraid to lose you until
I saw a light.

It’s me, I’m back whispered a voice. 

Monday, 17 February 2014

Flashback




They say when you are about to die                                                                you can see your entire life
I can see everything        the GP a couple of years ago       trains yelling         the warmth of your thighs.

Persimmons are the silence of my childhood                                               lychees the placenta of a cat.

                                           A couple of weeks ago I went to a Chinese restaurant with my friend Rubén
they gave us a fortune cookie         mine said you cannot go back go forward            lachrymose ending.

It was a tepid autumn                                                            the year in which we met for the first time.

November 9th winter started.        No lambs in the meadows but enough pathos to keep me hypnotized.
I sought words for roots            swore on that God I don’t believe in                that I’d write every day.

It doesn’t hurt as it used to and this hurts me                                                         epiphanies departed.

                                                            Yesterday you cursed me because I’m going to Colchester and         then you laughed when I said in my humble opinion because you think there’s nothing humble in me.

More limpid today                        less infected by bacteria.                           Not even dead I’d go back.


Saturday, 1 February 2014

Nuove

Non scrivo su questo blog da mesi, sto diventando sempre più irregolare in quanto a presenza. Sto anche scrivendo molto meno a dire il vero! Ma continuo, magari a passi più leggeri ma ci sono e visito comunque i vostri blog, anche se spesso in silenzio. La mia presenza sulla scena londinese sta crescendo, forse è anche per quello che a volte tralascio il lato italiano, non è facile tenere il piede in due scarpe!
Ma ho buone notizie: la prima e più importante è l'
uscita della mia terza raccolta di poesie 
"Venere Storpia".
La prima presentazione si terrà a Massa il 15 febbraio.
La seconda buona notizia è che gli eventi di poesia che organizzo a Londra stanno andando molto bene ed ogni volta c'è sempre più gente. Allego qui un flyer della prossima serata

Infine, mi sono iscritta a un corso di poesia contemporanea americana nel quale sto imparando un sacco e soprattutto quanto sia avanti il mondo poetico anglosassone . Vi terrò informati! 

Friday, 6 December 2013

Humans, encore

My dear friends,

"Humans" has been performed again, this time at Velvet Tongue, one of the best literary events in London.

And here you can see a lot of new images!
 pic by Car Chamberlain



 Pics by John Abdn



Pics by Carl Chamberlain

Thursday, 5 December 2013

8 DAYS WITHOUT YOU- DAY 6

November 15th

"la poesia ha bisogno di vita"

I lychee mi ricordano la placenta di gatto
i cachi il silenzio della mia infanzia
per questo adoro i secondi 
e sono disgustata dai primi.

Forse è vero che sono un po' pazza
come mi dici tu, amore.
Come quella volta che eravamo in nave 
verso Dublino
ed io ho detto
non ci salgo su quel treno 
io rimango qui
mi dispiace non posso continuare
e tu non volevi lasciarmi a Dublino
volevi portarmi a Belfast con te 
dalla tua famiglia
ed io non sapevo perchè 
ma non volevo venire.

Ma tu sei riuscito a convincermi
a salire su quel treno 
perchè tu sei l'unico che sa come prendermi
ed è per questo che ti amo
perchè sai sempre come agire con me.
E su quel treno per Belfast abbiamo iniziato a bere
Vodka Tonic io
Whiskey liscio tu
e arrivati a Belfast siamo andati al primo albergo 
e mi hai portata in giro per la tua città
della quale non ricordo nulla 
perché ogni tappa era un Vodka Tonic
o un whiskey liscio
ed io quella settimana ero proprio strana
perché tu hai fatto una battuta 
ed io ho iniziato a piangere 
perché mi dicevi sempre che ero bella
ma mai un commento sulla mia intelligenza
e piangevo perché pensavo mi trovassi
attraente ma sciocca
e forse in quel periodo un po' sciocca la ero
un po' fatua
a volte ho periodi così
forse per scrollarmi di dosso il peso dell'esistenza 
grazie al cielo sono brevi
anche se sì,
devo dire che ero più carina in quel momento.

E forse si un po' pazza la sono.





Saturday, 30 November 2013

Le bambine tristi

C’era una volta una bambina che odiava sé stessa.
Guardava i colori del mondo e se ne innamorava, ma poi piangeva vedendosi grigia nello specchio.
I suoi occhi erano grandi ed intensi e stupendi, ma incredibilmente tristi.
Un giorno, passeggiando, incontrò il vento ed a lui chiese aiuto. Le piaceva come scuoteva le foglie delle palme arrugginite, voleva facesse lo stesso con lei, voleva le scuotesse di dosso il peso dell’esistenza. E funzionò, ma solo brevemente. Dopo le prime emozioni, il cuore della bimba riprese a piangere disperato.
Fino a che non incontrò il sole, si piacquero, si toccarono e si abbracciarono. La bimba amava come il sole scaldava le rocce e l’acqua del mare, come rendeva tiepida l’erba la mattina. Persa nell’abbraccio del sole, dimenticò, ma solo per un poco. Le lacrime tornarono a sgorgare, ad irrigarle le guance ormai totalmente prive di colore.
Fu allora che s’imbatté nelle nuvole e fu sedotta dal loro candore. S’innamorò di una di loro, ma non fu ricambiata. La nuvola aveva fretta, andava veloce e non poté permanere. La nuovola era soffice, eppure la tagliò e le provocò una ferita che non poté mai guarire.

Camminando sperduta, una mattina vide un’altra bambina, con i suoi stessi occhi, intensi e tristi. Stava morendo anche lei di malinconia. Si guardarono e senza una parola capirono che erano sorelle nel dolore. Non v’era scampo. Si presero per mano e sopravvissero in silenzio.