Showing posts with label on translation. Show all posts
Showing posts with label on translation. Show all posts

Sunday, 25 November 2012

MUSA AMMALATA



Carissimi e carissime,

finalmente 
e' 
uscita la mia traduzione 
della raccolta 
della poetessa spagnola 

LUNA MIGUEL 

dal titolo 

MUSA AMMALATA 

Potete dare un'occhiata 
(e magari ordinare il libro) 
al sito di 
Damocle,
la casa editrice presso la quale e' stata pubblicata,
a quest'indirizzo:

http://www.edizionidamocle.com/

per scoprire questa meravigliosa scrittrice che,
malgrado abbia poco pu' di vent'anni sta gia' conquistando il panorama letterario internazionale!

questo e' il blog di Luna:

http://www.lunamiguel.com/


La prefazione e' stata scritta da 

VIOLA DI GRADO

scrittrice che molti di voi 
gia' conosceranno per essere
la vincitrice del 

Premio Campiello Oper Prima 2011

con il romanzo d'esordio
"Settanta acrilico, trenta lana"
pubblicato da E/O

Monday, 2 July 2012

Novità poetiche!

   Domani sera sarò poeta ospite all'evento 

Y- Tuesday poetry, 

at the Three Kings Pub, Clerkenwell Close, EC1. 


Le cose stanno proprio andando bene!

Trovato un editore per le mie traduzioni della poetessa 

Luna Miguel

e per la mia nuova silloge!


Per scaramanzia non voglio dire molto di più,

finger crossed!




Sunday, 25 March 2012

on art



Sometimes I wonder why I am doing all this.
Wouldn't it be better just waking up in a forest, stretching out and create and create and create, just for the sake of it?
What is it all this promotion for and readings and flights taken and e-mails sent and calls made? What is the sense of it? What for?
Would it all have more sense if it took me further, somewhere better, somewhere where my name has a sort of importance?
What does importance exactly mean?
And when is somebody really an artist? Does the mere fact of producing a piece of art make you an artist even if you don't share it, you don't present it to an audience?
When does somebody start to be a poet and not just somebody throwing ink on pages?
Am I questioning my being a writer just because I lack fame?
Is it fame what makes the difference?

I am thinking and re-thinking about that and I cannot really reach any conclusion this morning, this morning in which I woke up and the only thing I desired was sleeping among your arms...I am questioning it when this flight is taking me away from you, another time.
And at the same time, even if often I cannot find the motivation of all this, I know I have to do it , I know my essence would not be the same without this almost vain expenditure of energy...

and I find myself caught in this whirl of doubt and uncertainty, once anew.

Thursday, 9 February 2012

blind faith




blind faith

questo nuovo viaggio nel
quale ci siamo imbarcati...

tienimi per mano,
forte,
perché trasudo gioia,

ma ho paura...


Saturday, 14 January 2012

the Scrambler



oh YEAH!!!


LA E-MAGAZINE DI LETTERATURA AMERICANA
HA PUBBLICATO ALCUNE MIE POESIE CON TRADUZIONE A FRONTE!
A VOI IL LINK!

Saturday, 19 November 2011

LUNA WE LOVE YOU





ACIDA


Perché mi hai resa gravida

da te nasco

nuda ed acida.

Sanguinano le mie stigmate.

Sanguinano perché il verbo sanguinare

è sinonimo

di buona letteratura.

Perché la buona letteratura

salva

gli inutili,

i pigri come me.

I pigri come il mio ventre,

incapace

di concepirsi da solo,

a sé stesso,

senza il tuo seme,

solo.

Perché languida

nasco dal nulla.

In mezzo a tutto questo.

Nuda.

Acida.

Friday, 28 October 2011

HUMAN AFTER ALL

RIPORTO QUI UNO DEI TESTI DELLA SCRITTRICE LUNA MIGUEL CHE STO TRADUCENDO IN ITALIANO E CHE ADORO...è FAVOLOSA...


La morte non può essere provata né dai vivi, né dai morti, però si dai malati. Succede lo stesso con la pelle: quando sono nervosa me la strappo alla radice, attorno alle dita, fino a quando sanguina, ma anche così, dopo tanto dolore, non riesco a togliermela del tutto. Ai morti gli si leva la pelle (lo fa il fuoco? I vermi? Il tempo? Ha poca importanza). Il malato si spella senza dolore, si brucia senza fuoco, si mangia i vermi. In questa casa c’è un malato. Dire malattia significa dire follia. Vivo con un malato che si graffia le braccia, che rompe i mobili con le unghie, che mi morde il cuore con la sua tristezza. È pazzo e malato, però solo a volte. Lo amo e mi prendo cura di lui, ma solo il fine settimana. L’amore non può essere vissuto se non si è pazzi, o malati, o molto vivi o molto morti. Tuo nonno morì e gli cucirono la bocca affinché non uscisse il pus, o le mosche, affinché nessuno vedesse la sua faccia oscena di piacere: che solo i pazzi morti godono in tal modo…perché moriré ci rende eterni, tanto eterni quanto le onde che evaporate diventano nubi e che liquide diventano cancro. Cancri come il plurale di cancro, ossia tumore, come il plurale di abbraccio. Qualcuno mi insegnò a disegnare il vento ed era qualcosa di simile a questo. Un’onda nel mio sorriso, pensai, ovvero, amore, ti ho chiesto scusa troppe volte, scrisse Ferrater. Questo era il vento. Questo era nascere. Era morire senza morire e senza malattia. Dirti la verità: sono qui ed ho bisogno di te. Era dirti la verità. Osservo la mia mano in un’istantanea analogica, provo a toccarmi la mano con la mano, volevo dire, la mia ombra con la mano e non sto toccando niente. Ma ho bisogno di te. Ho le unghie colorate di rosso, o meglio, scolorite di rosso. Il mio amico russo mi disse che non ero una brava donna. Pronunciava distintamente la erre di “brava” e la enne di “donna”. Non sei una “brrrava donnnna” perchè hai le unghie poco curate. Mal curate e mal tagliate e mi ci strappo la pelle attorno. “Ferraterr”. “Morrirre”. “Donnnna”. Mi sento selvaggia quando mi strappo il sangue. Il mondo si fa selvaggio quando il sangue cade al suolo. Voglio che nascano figli da queste minuscole gocce. Che nascano bestie marine. Esseri mitologici. Uccelli giganteschi. Che Zeus balli e mi scopi, pure. Che scenda fino a qui la bocca del mio pazzo malato e mi renda fertile. La vita non può essere provata né dai vivi, né dai morti. Mia mamma mi leggeva l’Iliade ed altre storie “affinché apprendessi alcune scene, racconti e vocabolario”. Se vuoi fare la giornalista, mi disse, devi conoscere tante parole. Povera ingenua! Tante parole! Povera ingenua io! Giornalista! Le risposi “Per parlare del mondo ho bisogno di conoscere solo la parola morte” e lei rise, un poco perplessa. Bambina repellente. Morte repellente. L’infanzia non può essere provata né dai vivi, né dai morti perché i vivi non la ricordano ed i morti appaiono senza pelle. L’infianzia può essere provata solo dai malati e dai folli, dicevo. Come la vita e come la morte e come l’amore, forse. Un lutto. Una lunga solitudine in compagnia. La solitudine dell’innamorato folle. Dell’uccello carnivoro. Del letto che non cigola. Del bambino che non sa immaginare.

Thursday, 22 September 2011

writing is surviving


perche' stai facendo tutto questo?



per sentirmi
viva.


e perche' i sogni sono l'unica cosa in cui credo.


L'UNICA COSA

REALE.




pic from the web